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Privacy. Scontro tra Google e Italia. Motti: Ue intervenga subito
30/09/2009 - Il colosso del web sfida l'autorità giudiziaria italiana

 Google  Tiziano Motti

BRUXELLES (29 settembre 2009) - "Lo scontro in atto fra Google e le autorità giudiziarie italiane è la prova concreta della necessità di un intervento legislativo, chiaro, rapido e determinante non solo dell'Italia ma anche e soprattutto dell'Unione Europea per la tutela dei diritti del cittadino". E" quanto dichiara l’eurodeputato del Ppe Tiziano Motti che, solo qualche settimana fa, ha presentato alla Commissione Europea un’interrogazione urgente nella quale chiedeva a Bruxelles di prendere provvedimenti nei confronti dei reati di diffamazione commessi attraverso la Rete, che, sino a oggi, sono rimasti e rimangono impuniti a causa della mancanza di una legislazione comune su una materia, quella della Rete appunto, che per sua stessa natura, va al di là  dei confini naturali degli Stati.

Il vuoto legislativo, in sfregio alla tutela dei diritti dei cittadini europei, cui fa riferimento l’onorevole Motti si evince in tutta la sua evidenza nella lettera che la vicepresidente degli Affari legali di Google Inc, Nicole Wong, ha indirizzato alla Procura di Milano. Nella missiva, infatti, il colosso statunitense dichiara apertamente che "persino in presenza di specifiche circostanze di emergenza che implicano un imminente pericolo di morte o di gravi lesioni fisiche, Google Inc. si assume la responsabilità di subordinare alla propria discrezione la comunicazione dei dati richiesti dall'autorità giudiziaria". Attività giudiziaria che viene ancor più compromessa qualora si consideri che Google conserva solo per 30 giorni i dati degli  account gmail, mentre la normativa italiana prevede la conservazione per 12 mesi.

"La trasparenza sulla Rete - sottolinea l’eurodeputato - è un nodo cruciale per la tutela dei cittadini europei, e occorre intervenire a livello legislativo quanto prima, affinché il diritto alla libertà di opinione non diventi lo strumento attraverso il quale poter ledere la dignità altrui, anche dei minori, facendosi scudo con l'anonimato del blog. Ciò crea, infatti, una 'zona franca' in Internet in cui i cittadini non godono degli stessi diritti; essa permette anche ai gestori dei blog definiti 'aperti', ovvero 'non moderati', e ai server provider che li ospitano di non essere perseguibili per i contenuti pubblicati, a differenza dei direttori e degli editori delle testate on-line".

Fermo restando il diritto di ciascuno di esprimere democraticamente le proprie idee, l’onorevole Motti rilancia la necessità che "la Commissione europea chiarisca se la legislazione comunitaria in vigore preveda già la possibilità di identificare il provider che ospita un blog con 'post' diffamatori nonché il gestore e gli autori degli stessi". "E’ quanto mai opportuno che la Commissione concerti col Parlamento europeo provvedimenti di tutela di tutti i cittadini comunitari da diffamazione e da altri reati a mezzo Internet" conclude l’eurodeputato.


 

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