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| Servono banda larga e matematici per far uscire l'IT dalla crisi |
| 28/09/2009 - Sono alcune delle raccomandazioni contenute nell'analisi condotta dall'Economist Intelligence Unit circa la competitività IT di 66 Paesi. L'Italia, rispetto al 2008, è salita di un gradino ed è al 24° posto: lontana 30 punti dal vertice degli Stati Uniti, 10 da Germania e Francia, 20 da Danimarca, Norvegia, UK. |
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L'Economist Intelligence Unit è il ramo di analisi e ricerca del Gruppo Economist che conta su 650 analisti sparsi per il mondo. Annualmente si esercita nell'esaminare la compettività del settore IT in 66 Paesi.
In quella appena pubblicata l'Italia è al 24° posto, una posizione in più rispetto al 25° del 2008.
Leader di questa particolare classifica continua ad essere gli Stati Uniti con grandi balzi in avanti di Finlandia, Olanda, Norvegia, Irlanda, Israele, e scivolamenti di Taiwan, Corea del Sud, UK e Danimarca.
I criteri alla base della classifica sono sei classi per un totale di 26 indicatori. Le classi sono: l'ambiente economico in generale, l'infrastruttura IT, il capitale umano, l'ambiente legislativo, la Ricerca e svilupo, il suporto allo sviluppo dell'industria IT.
Tra le migliorie apportate agli indicatori nel 2009 ci sono: la penetrazione della telefonia cellulare, il numero di brevetti depositati, il livello occupazionale IT.
In generale gli analisti dell'Economist osservano che il clima economico dei Paesi, a seguito della crisi economica, è girato verso un supporto delle iniziative IT nazionali considerate come motori efficaci di recupero e uscita dalle difficoltà dell'economia. Con, in molti casi, un ricorso a privilegiare le soluzioni IT domestiche: un "buy local" che non coglie la natura globale dell'industria IT. Questo schema che privilegia i campioni nazionali rischia di fermarne la competitività e l'innovazione.
La leadership Usa viene giustificata dall'ambiente educativo, dalla formazione che sviluppa talenti di alta qualità nelle tecnologie. In questo particolare ambito la Cina, l'India e la Russia e altre nazioni hanno fatto grandi balzi in avanti, sottolineano gli analisti di Economist, ma la classifica di queste nazioni è penalizzata dalle carenze infrastrutturali che mortificano la competitività dell'IT.
Altre conclusioni sottolineate nel rapporto sono:
- Le reti a larga banda sono ormai un elemento imprescindibile per la competitività delle imprese IT. Il suo scarso sviluppo in India, Brasile e russia è un grande impedimento per la crescita delle loro aziende IT.
- L'investimento nello sviluppo dei talenti rimane l'imperativo di lungo termine, essenziale quando l'economia inizierà a riprendersi. L'Asia sta facendo molti sforzi coordinati in tal senso con progetti governativi, delle università, delle aziende IT soprattutto nella formazione e negli studi d'economia e delle lingue. In Europa e Nord America bisognerebbe, dicono gli analisti, che governi e aziende incentivassero i giovani a studiare matematica e materie scientifiche.
- La protezione della Proprietà Intellettuale rimane elemento essenziale per il settore IT. Brasile, Egitto e Vietnam stanno facendo notevoli progressi nella repressione degli abusi. Man mano che l'innovazione diventa più importante rispetto al basso costo della manodopera anche per le aziende di Cina e India, ci si aspetta di vedere anche lì maggiori iniziative per la tutela della Intellectual Property.
Una nota finale che motiva questo ultimo punto: la ricerca dell'Economist è stata finanziata dalla BSA, Business Software Alliance che, notoriamente, ha nella tutela della IP la propria principale missione.
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